I POETI EMOZIONALI (terza parte)

logo peI Poeti Emozionali nascono da un’idea di Domenico Garofalo, affermato poeta torinese, nella notte del 9 giugno 2020. Intorno a questa intuizione si crea da subito un fermento poetico animato da amici scrittori sparsi in tutta Italia. Ciò che accomuna gli appartenenti a questo movimento, è l’amore per la poesia, la consapevolezza della necessità di questa forma d’arte e conseguentemente la volontà di diffonderla in ogni parte della società. I Poeti emozionali credono alla genuinità della parola e all’emozione che essa genera laddove venga condivisa. Si tratta di una corrente ancora nascente ma già carica di ottime potenzialità.

Questo è il link al loro sito: https://www.poetiemozionali.it/i-poeti.php

Il blog Come la pioggia offre uno spazio di conoscenza dei membri fondatori dei Poeti Emozionali.

Ognuno di loro ha risposto ad un questionario circa la loro appartenenza al movimento.

In questa sezione presentiamo: Barbara Gabriella Renzi, Chiara Rantini, Immacolata Rosso, Francesco Nugnes

 

BARBARA GABRIELLA RENZI (1972, vive a Colonia, Germania)

Benvenuta Barbara! barbara_gabriella.renzi2

1) Prima di avvicinarti alla poesia emozionale, quale è stato il tuo passato di poeta/poetessa?

Ho sempre scritto poesia sin da quando ero una bambina. Ho sempre scritto anche storie brevi. Sono le parole che mi cercano a volte. Credo che succeda a tutti i poeti, rimangano come appiccicate alla nostra mente e fino a quando le scriviamo non ci lasciano stare. Sono le parole che si scrivono io non faccio nulla. Poi da dove vengano queste parole, questa è una storia diversa da raccontare sicuramente. Sono rielaborazioni di esperienze

2) Come definiresti la tua appartenenza al movimento della “Poesia emozionale”?

Con una parola: “amicizia”. Forse non è questa la risposta che ci si aspetterebbe ma mi sembra di trovarmi fra amici che condividono lo stesso amore per l’arte. Spero che questa risposta sia sufficiente.

3) Quale elemento ti avvicina maggiormente alla poesia emozionale: lo stile, un sentire condiviso o altro?

Quando Domenico mi ha chiamato per parlare del progetto mi ha trovato completamente d’accordo. Avevo già pubblicato “Scaglie di Sapone”, un romanzo breve in prosa poetica in cui ogni capitolo ha un titolo di un’emozione. Avevano anche pubblicato “Donna”, con Edda Edizioni, in cui nell’introduzione si specifica il ruolo delle emozioni nella costituzione di noi stessi. Anche nei libri precedenti il ruolo delle emozioni era predominante anche se non lo esplicitavo come in questi ultimi libri.

4) Se ti fosse chiesto di descrivere la poesia emozionale con un’immagine, quale sceglieresti?

Sceglierei la pioggia abbondante di un giorno estivo, quando si va in giro ancora con i sandali e ci si bagna tutti e il quando asciuga i nostri vestiti.

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CHIARA RANTINI (1974, vive a Firenze)

Benvenuta Chiara! DSCN0218fgk

1) Prima di avvicinarti alla poesia emozionale, quale è stato il tuo passato di poeta/poetessa?

Ho cominciato a scrivere poesie molto presto: piccole composizioni adolescenziali ispirata dalla figura del nonno poeta autodidatta di cui ho sempre apprezzato il buon uso della parola e la vasta cultura. Per molti anni ho coltivato questa passione in segreto, poi dopo i quarant’anni ho deciso che era arrivato il momento di pubblicare. Così è nata la mia silloge (preceduta da alcune poesie edite in antologie) “Un paradiso per Icaro” pubblicata da Ensemble ed. nel 2018.

2) Come definiresti la tua appartenenza al movimento della “Poesia emozionale”?

Ho conosciuto l’artefice Domenico Garofalo poiché anche lui è un autore che ha pubblicato con la mia stessa casa editrice. L’idea mi è piaciuta subito perché credo che “emozionare e emozionarsi” siano aspetti sempre più necessari in questo mondo molto digitale, distante e difficile ai rapporti umani.

3) Quale elemento ti avvicina maggiormente alla poesia emozionale: lo stile, un sentire condiviso o altro?

Credo che l’elemento più forte che mi ha condotto ad aderire a questo movimento poetico sia proprio il fatto di porre l’attenzione sull’ “emozionale” inteso come sentire condiviso e condivisibile con quante più persone possibile. Lo stile resta quello proprio di ciascun autore perché non è l’omogeneità che interessa, quanto la pluralità di voci.

4) Se ti fosse chiesto di descrivere la poesia emozionale con un’immagine, quale sceglieresti?

Sceglierei quella di un paesaggio nella natura, ad esempio un’opera del grande pittore tedesco dell’Ottocento Caspar David Friedrich: “Il mattino”.

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IMMACOLATA ROSSO (1976, vive a Caserta)

Benvenuta Immacolata!

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1) Prima di avvicinarti alla poesia emozionale, quale è stato il tuo passato di poeta/poetessa?

La mia poesia nasce sui banchi di scuola, fin da molto giovane. Nelle mie acerbe poesie, riversavo il disagio adolescenziale, ma c’era già il desiderio che i miei scritti diventassero qualcosa di più: un mezzo per far arrivare alle persone delle emozioni forti. Col tempo il mio stile è profondamente cambiato, e oggi sono felice di sapere, attraverso i riscontri sempre positivi ed entusiastici dei miei lettori, che il mio desiderio di trasmettere emozioni attraverso le parole è diventato una bella realtà.

2) Come definiresti la tua appartenenza al movimento della “Poesia emozionale”?

L’invito ad entrare a far parte di questa corrente è arrivato per me in un momento molto particolare, in cui le emozioni occupavano prepotentemente la mia vita, e io ho preso subito questo invito come un segno: ho compreso che la mia vocazione è sempre stata e sempre sarà quella di diffondere tutta la bellezza che posso attraverso le parole, i versi, ogni singola espressione che mi esca dal cuore e che possa essere messa su carta.

Questa è la mia personale concezione di appartenenza al movimento dei “Poeti Emozionali”.

3) Quale elemento ti avvicina maggiormente alla poesia emozionale: lo stile, un sentire condiviso o altro?

Nella corrente non c’è uno stile unico e ben definito: la sua bellezza invece è proprio quella di trovare ricchezza nella diversità delle espressioni dei vari autori, nelle loro peculiari differenze, uniti però nella comune voglia di donare poesia a chiunque voglia riceverla. E’ questo modo di intendere la poesia, come diffusione di emozioni profonde, che ho subito sentito vicino alla mia personale sensibilità.

4) Se ti fosse chiesto di descrivere la poesia emozionale con un’immagine, quale sceglieresti?

Il fondatore e principale artefice della corrente, il poeta e romanziere Domenico Garofalo, all’atto della nascita della corrente, ha descritto la stessa come un’onda di emozioni che si sarebbe propagata da noi autori che doniamo i nostri versi a tutti coloro che questi stessi versi riusciranno a raggiungere. Ecco, io descriverei la Poesia Emozionale come un’onda dai colori luminosi, intensi, profondi, che partendo dalle nostre poesie si diffonda attraverso tutte le terre raggiungibili, infiammando i cuori con la luce morbida delle umane sensazioni ed emozioni.

Qualcosa del genere, ad esempio:

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FRANCESCO NUGNES (1982, vive a Torino)

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1) Prima di avvicinarti alla poesia emozionale, quale è stato il tuo passato di poeta/poetessa?

Nel 2015 tutto ha avuto inizio proprio da un’emozione e da una frase che ha dato il titolo alla mia prima raccolta di poesia e ad una canzone, “Papà, di cosa è fatta la luna”?

Ho scritto poesie e testi di canzoni con l’aiuto di musicisti.

Presento il mio libro con eventi di poesia e musica in diversi ambienti, con diversi strumenti e diversi interpreti per promuovere la poesia in modo alternativo e cercando di emozionare me stesso e il pubblico.

2) Come definiresti la tua appartenenza al movimento della “Poesia emozionale”?

Fresca e genuina come gli inizi dei nuovi percorsi.

3) Quale elemento ti avvicina maggiormente alla poesia emozionale: lo stile, un sentire condiviso o altro?

Promuovere la poesia in modo che possa essere compresa e condivisa da più persone .

4) Se ti fosse chiesto di descrivere la poesia emozionale con un’immagine, quale sceglieresti?

Una scarpa slacciata in cammino alla ricerca dell’emozione del viaggio.

I POETI EMOZIONALI (seconda parte)

logo peI Poeti Emozionali nascono da un’idea di Domenico Garofalo, affermato poeta torinese, nella notte del 9 giugno 2020. Intorno a questa intuizione si crea da subito un fermento poetico animato da amici scrittori sparsi in tutta Italia. Ciò che accomuna gli appartenenti a questo movimento, è l’amore per la poesia, la consapevolezza della necessità di questa forma d’arte e conseguentemente la volontà di diffonderla in ogni parte della società. I Poeti emozionali credono alla genuinità della parola e all’emozione che essa genera laddove venga condivisa. Si tratta di una corrente ancora nascente ma già carica di ottime potenzialità.

Questo è il link al loro sito: https://www.poetiemozionali.it/i-poeti.php

Il blog Come la pioggia offre uno spazio di conoscenza dei membri fondatori dei Poeti Emozionali.

Ognuno di loro ha risposto ad un questionario circa la loro appartenenza al movimento.

In questa seconda parte presentiamo questi autori: Ketty La Rosa, Michela Zanarella, Vincenzo Mirra e Johanna Finocchiaro.

 

KETTY LA ROSA ( 1973, vive a Verona)

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1) Prima di avvicinarti alla poesia emozionale, quale è stato il tuo passato di poeta/poetessa?

Ho sempre sentito la poesia nel mio cuore sin dall’età dell’adolescenza,  per molti anni però è rimasta  poco alimentata e latente a causa di un periodo cupo della mia vita, solo da qualche anno  a questa parte, ho ripreso a coltivare questo mio sentire e ho raccolto le mie poesie prodotte in una silloge che poi è stata pubblicata.

Il primo libro è : “ La Grande Onda.”, un connubio di arte figurativa e letteraria. Da due anni sono pittrice autodidatta. Il titolo del libro è  anche il  titolo del  dipinto da  me prodotto.

2) Come definiresti la tua appartenenza al movimento della “Poesia emozionale”?

Sento in modo forte la mia partecipazione al movimento e di poter dare un contributo variopinto perché  il mio approccio all’arte non è solo letterario  ma anche figurativo. Dipingo le mie emozioni e scrivo con i colori.

3) Quale elemento ti avvicina maggiormente alla poesia emozionale: lo stile, un sentire condiviso o altro?

 Un sentire condiviso, le emozioni che provo nella lettura  e /o declamazioni delle poesie degli amici poeti emozionali

4) Se ti fosse chiesto di descrivere la poesia emozionale con un’immagine, quale sceglieresti?

Il mare, una grande onda, perché la poesia è tale, una grande onda di emozioni che ti invade l’anima.

LA GRANDE ONDA

 

MICHELA ZANARELLA (1980, vive a Roma)

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1) Prima di avvicinarti alla poesia emozionale, quale è stato il tuo passato di poeta/poetessa?

Ho iniziato a scrivere versi dopo essere sopravvissuta ad un tragico incidente stradale. Non avevo mai scritto prima. La poesia è arrivata nella mia vita come un dono e da allora non ho più smesso di amarla. Dai primi concorsi letterari ai primi riconoscimenti, sono seguiti incontri, eventi, tante occasioni di confronto con poeti di ogni luogo. Negli anni ho pubblicato tante raccolte, ‘La filosofia del sole’ edita da Ensemble è la quattordicesima. Ho avuto il piacere di essere tradotta in diverse lingue e di essere pubblicata in edizione inglese negli Stati Uniti con Bordighera Press. Sono sempre stata aperta alla condivisione, mi piace fare rete, creare sinergie e ho deciso di aderire alla corrente dei Poeti Emozionali, perché penso che la poesia sia uno strumento unico e prezioso che deve portare bellezza e armonia nel cosmo.

2) Come definiresti la tua appartenenza al movimento della “Poesia emozionale”?

Una scelta consapevole e desiderata per avviare nuovi contatti, amicizie, collaborazioni. Credo sia necessario crederci fino in fondo nei progetti e sono certa che questa esperienza mi regalerà tanto, perché è un viaggio condiviso con altri poeti, altre voci che imparerò a conoscere.

3) Quale elemento ti avvicina maggiormente alla poesia emozionale: lo stile, un sentire condiviso o altro?

L’amore per la poesia sicuramente, poi un sentire condiviso, certo. Penso che chi abbia scelto di far parte di questa nuova corrente letteraria lo abbia fatto per il grande valore che attribuisce alla scrittura e alle emozioni che le parole generano.

4) Se ti fosse chiesto di descrivere la poesia emozionale con un’immagine, quale sceglieresti?

Una bella domanda. Forse sceglierei il dipinto di Sandro Botticelli “Nascita di Venere”, che rappresenta l’approdo sull’isola di Cipro della dea dell’amore e della bellezza, ecco considero l’emozione una genesi limpida, autentica, pari alla schiuma del mare.

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VINCENZO MIRRA (1973, vive a Pisa)

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1) Prima di avvicinarti alla poesia emozionale, quale è stato il tuo passato di poeta/poetessa?

«La poesia è un rifugio di attese pronte ad accogliere la luce». Questo è l’incipit con cui ho voluto aprire Sursum corda. Ad Ovest dei versi, 2018, Augh! Edizioni, la mia seconda silloge edita, preceduta dalla pubblicazione di ISOLE, 2016, Augh! Edizioni, e seguita da Moleskine Poesie a matita, Ensemble edizioni, 2019.

Nella mia esperienza compositiva, l’atto della scrittura poetica scaturisce sempre da un’immagine, reale o sognante, e a volte persino visionaria. Ecco, “non c’è una regola precisa”, ma solo un multiforme e variopinto spazio compositivo in cui si libera il mio linguaggio poetico. D’altra parte, come espresso magnificamente da Keats: “Se la poesia non viene naturalmente come le foglie vengono ad un albero, è meglio che non venga per niente.”

2) Come definiresti la tua appartenenza al movimento della “Poesia emozionale”?

Per quanto riguarda la stesura di una poesia, non seguo un vero e proprio processo costruttivo ma mi abbandono alle immagini e lascio che le sensazioni provate le disegnino, sempre più nettamente, in un fluire creativo e lirico naturale. Tutto è sempre legato ad un preciso istante e alle emozioni provate intorno a un momento di stupore. Estremizzando, potrei dire che la poesia nasce da sola e che io divento semplicemente uno strumento per esprimerla attraverso la totale sensibilità ad accogliere quello che viene. Perché prima ancora delle parole, dei versi o della struttura che nella poesia verranno, in me abita una sensibilità emotiva dentro la quale si determina una specie di visione, di intuizione, di percezione espressiva.

Tutto nasce con l’artificio grafico del poeta, il testo scritto appunto, per essere poi destinato ad un logos che rinasce continuamente per dare voce ai sentimenti e alla pura contemplazione della bellezza. Così accade che la poesia si depositi fermandosi in chi legge, in chi accoglie, in chi ne vive, con la propria partecipazione emotiva, l’intensità e il verso (direzione vettoriale, appunto). C’è dunque un’origine del verso, un nucleo creativo primordiale, e poi una geografia della poesia (luoghi reali e spazi interiori in cui i versi prendono forma) e una geometria del verso, persino una fisica del testo scritto ed una chimica delle parole. Io credo che la poesia sia messaggera di se stessa. C’è certamente un momento compositivo che il poeta segue rispettando l’origine e la natura della sua ispirazione, travagliata o serena che sia la sua disposizione dell’animo, ma poi attraverso le emozioni nel passaggio dal testo scritto al testo letto, dal poeta al lettore, la poesia segue la natura dinamica e vettoriale del “verso” e si incammina da sola seguendo la sua vocazione d’eterno e d’infinito.

3) Quale elemento ti avvicina maggiormente alla poesia emozionale: lo stile, un sentire condiviso o altro?

Mi lascio ispirare dalla voce del verbo “sentire”, mi faccio guidare dalle emozioni. E a volte mi capita persino di pensare che quello che ho appena scritto in realtà c’era già e che io non ho fatto altro che andargli incontro, come se tutto, in una scintilla di rivelazione, venisse improvvisamente svelato da una specie di istinto.

4) Se ti fosse chiesto di descrivere la poesia emozionale con un’immagine, quale sceglieresti?

La mia immagine è quella di una bussola di quattro versi cardinali con i quali oriento il mio stare al mondo: da un lato, tra passato e futuro, il parallelo dell’orizzonte temporale delle nostre vite, dall’altro la verticalità esistenziale dell’uomo, ago meridiano tra la sua radice fisica e la naturale propensione metafisica alla quale tendiamo gli occhi.

 

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JOHANNA FINOCCHIARO (1990, vive a Torino)

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1)Prima di avvicinarti alla poesia emozionale, quale è stato il tuo passato di poeta/poetessa?

La poesia è quello che mi viene meglio. La mia naturale espressione. È la libertà di far fluire tutto, bene e male, luce e ombra, senza dover inscatolare o spiegare. Scrivo da sempre; tuttavia, una parte di me ha sempre temuto che la propria produzione non fosse “abbastanza”, sia in termini emozionali sia strutturali. Ho accantonato i miei progetti per anni.  Due anni fa qualcosa cambia. Inaspettatamente. Il Servizio Civile, amplificato dall’opportunità di essersi potuto svolgere in una meravigliosa biblioteca, quella di Vinovo, ha schiuso con forza una porta che avevo accostato ma non del tutto. Direi che l’ha proprio spalancata!

Aver respirato cultura, sperimentato come faccia da collante nella comunità e tra singoli, spesso sconosciuti, come possa ricoprire il ruolo di “tutore”, ha riaperto in me il desiderio di condividere, conversare, rischiare, provare.

Ed eccomi qui, dopo aver pubblicato una silloge corale, un e-book, qualche riconoscimento nazionale ed un libro in uscita per settembre, “Clic”.

2) Come definiresti la tua appartenenza al movimento della “Poesia emozionale”?

Spontanea. Semplice. Complice.

Tutto è avvenuto naturalmente, come fosse la normale conseguenza del mio percorso. So di aver trovato un gruppo di artisti, poeti ed esseri umani vicini al mio spirito.  Non si può ignorare “il richiamo della poesia”

Un grazie speciale a Domenico Garofalo per averlo capito prima di tutti noi.


3) Quale elemento ti avvicina maggiormente alla poesia emozionale: lo stile, un sentire condiviso o altro?

Così come la mente è priva di confini, la lettura non va “guidata”. Il lettore solo può guardare e sentire (più che capire) quello che gli arriva, forse qualcosa di completamente diverso dall’intenzione di partenza dell’autore. È uno spazio franco in cui s’incontrano tutti i colori del mondo. È una terra in cui non è richiesto di restare né di andare. Una specie di porto che lancia a nuovi orizzonti. La poesia è il viaggio più autentico. Credo sia questo concetto, nel quale credo fermamente, ad avermi attirato, proprio perché ritrovato tra i poeti emozionali.


4) Se ti fosse chiesto di descrivere la poesia emozionale con un’immagine, quale sceglieresti?

La descriverei con la copertina del mio nuovo libro: elettricità, risveglio, idee, luce.

Ancora grazie ad un’amica e disegnatrice speciale, Federica Obinu, per averle dato forma.

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I POETI EMOZIONALI. Una nuova corrente nel panorama letterario nazionale.

logo peI Poeti Emozionali nascono da un’idea di Domenico Garofalo, affermato poeta torinese, nella notte del 9 giugno 2020. Intorno a questa intuizione si crea da subito un fermento poetico animato da amici scrittori sparsi in tutta Italia. Ciò che accomuna gli appartenenti a questo movimento, è l’amore per la poesia, la consapevolezza della necessità di questa forma d’arte e conseguentemente la volontà di diffonderla in ogni parte della società. I Poeti emozionali credono alla genuinità della parola e all’emozione che essa genera laddove venga condivisa. Si tratta di una corrente ancora nascente ma già carica di ottime potenzialità.

Questo è il link al loro sito: https://www.poetiemozionali.it/i-poeti.php

Il blog Come la pioggia offre uno spazio di conoscenza dei membri fondatori dei Poeti Emozionali.

Ognuno di loro ha risposto ad un questionario circa la loro appartenenza alla corrente.

Oggi presentiamo i primi tre: Domenico Garofalo, Antonio Corona e Brigida Liparoti.

 

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DOMENICO GAROFALO (1959, vive a Torino)

Benvenuto Domenico!

1) Prima di avvicinarti alla poesia emozionale, quale è stato il tuo passato di poeta/poetessa?

Il mio essere poeta, ha attraversato diverse fasi. Le principali che mi hanno formato e portato a pubblicare libri, sono state in sintesi:

Poeta da contatto

Poeta emozionale

La prima, l’osservare tutto quello che mi circondava e poi trasformarlo in versi, mi ha portato a conoscere l’animo umano mio e le reazioni delle persone davanti a situazioni di ogni tipo.

La seconda è nata negli ultimi due anni, dove proprio questo mio osservare ha visto carenze di emozioni, di vibrazioni.

Da allora ho deciso che il contatto doveva essere non solo più visivo ma doveva entrare nell’anima delle persone.

Emozionarsi nel declamare o nell’ascoltare una poesia, è energia vitale per ognuno di noi.

Non possiamo farne a meno.

2) Come definiresti la tua appartenenza al movimento della “Poesia emozionale”?

Esserne parte oltre che artefice iniziale, subito supportato da poetesse e poeti, mi ha dato una gioia grande e un diverso modo di vedere la realtà. Possiamo emozionarci ogni giorno.

3) Quale elemento ti avvicina maggiormente alla poesia emozionale: lo stile, un sentire condiviso o altro?

La poesia emozionale è il viso che diventa rosso, vello cutaneo che si alza. Osservare occhi che sorridono.

4) Se ti fosse chiesto di descrivere la poesia emozionale con un’immagine, quale sceglieresti?

Questa.

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Benvenuto Antonio!

1) Prima di avvicinarti alla poesia emozionale, quale è stato il tuo passato di poeta/poetessa?

Credo di poter affermare di non aver avuto un passato…o meglio un passato poetico pubblico. Ho iniziato a scrivere i primi versi ancora diciottenne ma custodendoli segretamente nel cassetto. Mi vergognavo di quei sentimenti così intimi, delle emozioni che li avevano generati e liberati. Poi, dopo ben trent’anni, qualcosa è cambiato. “Era ora” si potrebbe esclamare! E così mi son trovato a rileggere le prime poesiole, ad emozionarmi nel farlo e a scriverne altre con la maturità ed una nuova consapevolezza. Ma soprattutto quella timidezza poetica celata, ha chiesto quasi vendetta ed eccomi qui….a svelare i miei segreti in un libro, non a caso intitolato “I segreti del cuocore”! Qui hanno trovato sfogo quelli della cucina, intesa come tradizione familiare tramandata tra persone affettivamente legate, e quelli del cuore intesi come versi poetici, soprattutto a sfondo sentimentale, raccontati per la prima volta a tutti.

2) Come definiresti la tua appartenenza al movimento della “Poesia emozionale”?

Improvvisa e inevitabile. Ho abbracciato da subito quest’idea originale e forse pretenziosa ma assolutamente centrata rispetto ai miei ideali poetici. Credo che la poesia sia emozione pura, quella colpisce dritta al cuore senza freni: è un impatto, a volte mortale. E quando avviene puoi solo emozionarti!

3) Quale elemento ti avvicina maggiormente alla poesia emozionale: lo stile, un sentire condiviso o altro?

Gli stili poetici possono essere assolutamente diversi anzi, è bene che lo siano ma è il sentire che mi ha avvicinato a questo gruppo. La consapevolezza di trasmettere emozioni parlando di vita vera e vissuta e pertanto condivisibile col mondo. L’amore, le sue delusioni, la natura con le sue fragilità, il nostro essere: tutti argomenti che ci accomunano e fanno sì che il lettore si immedesimi e quindi emozioni allo stesso tempo.

4) Se ti fosse chiesto di descrivere la poesia emozionale con un’immagine, quale sceglieresti?

Sicuramente quella che ho scelto per la copertina del mio libro: un’opera d’arte contemporanea del pittore Angelo Franco, dal titolo “lègami, legàmi”. Quel cuore rubato dal petto di un uomo alato che vuole riprenderselo e lottare per le proprie emozioni, volare finalmente libero!

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BRIGIDA LIPAROTI (1969, vive a Tortona)

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1) Prima di avvicinarti alla poesia emozionale, quale è stato il tuo passato di poeta/poetessa?

All’inizio fu Bice, una bimbetta riccioluta che canticchiava sempre ed era intonatissima già da piccola… che poco prima dell’età scolare scoprì di essere Brigida e di amare la parola scritta e le immagini della propria terra infuocata a volte anche a dicembre.

La ricorda ora quella Brigida che scrive su un blog, inserisce foto, collabora con una pittrice scandendo quelle pennellate di colori con i colpi di penna e calamaio e colori di parole. La stessa Brigida disposta a fare chilometri per fissare con la fotocamera la bellezza del tempo e dello spazio o a percorrere l’Italia per seguire la compagnia teatrale romana che ha apprezzato un paio dei suoi personaggi tanto da portarli in scena.

Eccomi, sono io, anche se nel web le mie cose circolano con lo pseudonimo brigi-inthebigcake, che fino ad ora ha evitato di pubblicare sotto un’etichetta senza un perché preciso.

2) Come definiresti la tua appartenenza al movimento della “Poesia emozionale”?

Beh, sinceramente non saprei in che modo collocarmi all’interno di questa nuova corrente poetica; mi fa piacere il mettere a disposizione le mie doti interpretative (non so, mi dicono che leggo bene), oltre al solleticarmi l’idea di scribacchiare recensioni (anche questo, mi dicono, essere un mio punto di forza) …e chissà, magari un giorno la pubblicazione potrebbe trovarmi disposta positivamente. Chissà!

3) Quale elemento ti avvicina maggiormente alla poesia emozionale: lo stile, un sentire condiviso o altro?

Sinceramente sono affascinata dall’ermetismo, quel tono che amplifica per sottrazione, che ha la caratteristica di presentarsi come testo libero, che può fare da specchio alle emozioni di ognuno. Scrivo la qualsiasi raccontandola come fermo-immagine.

Ho partecipato ad una serata a tema “Violenza sulle donne” al “Comune di Airasca” (TO), l’otto marzo del 2016, declamando mie poesie ed, a seguire, un’intervista fatta di cuore e di pensieri; si è creata una corrente emozionale che mi ha fatto stare bene per molti giorni e che ricordo ancora con tanto piacere, malgrado il tema difficile.

4) Se ti fosse chiesto di descrivere la poesia emozionale con un’immagine, quale sceglieresti?

Uh, di immagini ne ho descritte diverse, sia da foto che da dipinti o da ricordi. Ci vuole poco, a volte: un’amica che cambia tono di voce mentre ti parla, quando riesci a comprendere ciò che le si muove dentro mentre magari divaga…

Una cara amica, Alessandra Lugli -pittrice- ha vinto il Festival Dei Due Mondi di Spoleto (24 giutno – 10 luglio 2016) con un dipinto a cui io avevo dato titolo ed avevo scritto una poesia dedicata. Quando mi avvertì del traguardo raggiunto la chiamai subito e lei mi raccontò che dal gennaio al dicembre del 2017 il dipinto avrebbe fatto il giro delle pinacoteche dell’Europa e che, nel retro del certificato di autenticità, aveva inserito la motivazione del titolo del quadro e la mia poesia (che aveva lo stesso titolo).

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