PASSAGGIO A SUD, un cammino lungo l’Appennino

passaggioAntonio Gonnella, Passaggio a sud, Ali&noeditrice, Perugia, 2019

recensione di Chiara Rantini

Nel cammino risiede la gentilezza, il cammino è un atto pacifico, la lentezza permette la comprensione, la conoscenza. In un mondo che fa della velocità un vanto, il cammino è un vero atto politico, dirompente, per molti disarmante, è un’azione rivoluzionaria. Il cammino è cambiamento profondo, il proprio.

Basterebbe fermarsi qui, meditando queste parole, per capire che affrontare un cammino non è esaudire un capriccio bensì un qualcosa che nasce prima dal cuore, dalla mente e infine si rende concreto sulla strada. Ed è proprio con questo spirito che Antonio Gonnella costruisce il suo cammino che dalle Marche lo conduce a sud, fino in Irpinia.

Nelle pagine introduttive di Passaggio a sud, Antonio parla di sé, del suo innato amore per la montagna, della curiosità giovanile che lo ha portato a confrontarsi con le maestose Alpi, maestose ma incredibilmente lontane dal suo cuore. L’Appennino, questa variopinta cordigliera che attraversa l’Italia da nord a sud, Antonio lo ha sempre davanti (abita in Toscana, nel Valdarno, per quanto le sue origini siano pugliesi) e irresistibilmente chiama. Così dopo aver percorso il Tratturo Magno, da L’Aquila a Foggia, sulle antiche vie della transumanza, nasce l’idea di continuare a vivere l’Appennino, a dispetto di coloro che lo abbandonano ogni giorno di più. Parte a luglio del 2017, destinazione Marche. Ovunque passa trova tracce del sisma del 24 agosto 2016: le città sono deserte ma gli abitanti non hanno perso la voglia di lottare e ogni giorno, per quanto sfollati in riviera, tornano nei loro paesi per farli rivivere con il lavoro in una sorta di “pendolarismo al contrario”. Fatica e sudore, questo è sempre stato l’Appennino per chi da millenni ci è vissuto e continua ostinatamente a viverci. Un luogo per conoscerlo, lo devi camminare, afferma Antonio scrivendo una grande verità perché per amare un territorio è necessario percorrerlo, prenderne possesso con lo sguardo, toccare la sua terra, aspirare il profumo dei suoi boschi e delle sue praterie, in modo quasi ferino, perché l’attaccamento e quindi il radicamento nascono da una relazione che non può essere assolutamente virtuale.

Questo è un libro che unisce gli italiani, così divisi da insulsi campanilismi, e fa dell’Appennino la comunità per eccellenza, il luogo del bene comune dove tutti si aiutano e rispettano l’ambiente in cui vivono. Sembra che la storia con la esse maiuscola non sia passata di qui e invece si scopre che, anche nei piccoli centri montani, ci sono vestigia dell’insediamento di antichissimi popoli, perlopiù genti dimenticate perché schiacciate e inglobate dai grandi imperi. Parlando di questo, Antonio ha continuato il suo cammino in Abruzzo, anch’esso martoriato dal sisma del 2009. Terra di parchi, di bellezze naturalistiche e artistiche di grandissimo spessore, è il luogo dove sono evidenti gli effetti del cambiamento climatico. Il ghiacciaio del Gran Sasso sta scomparendo, il dissesto idrogeologico avanza e tragedie come quella di Rigopiano sono la naturale conseguenza. Non è più solo una questione di difesa dell’ambiente, ma come scrive Antonio una questione di sopravvivenza. Non tanto per noi, quanto per le prossime generazioni a cui lasceremo un ambiente divenuto invivibile. Ecco allora che un cammino diviene un segno, un grido di protesta e di ribellione a questo stato di cose che moti danno per irreversibile, cullandosi nella propria incapacità di reazione. Camminare e non viaggiare, conoscere e non vedere superficialmente, prima che esperienze sono scelte di vita dettate da un’etica ben precisa. Non basta di dire “no”: i “no” vanno praticati e resi visibili a tutti. Passaggio a sud è un libro ricco di spunti da questo punto di vista e infatti molte delle sue pagine sono occupate da interessanti approfondimenti su vari aspetti del territorio: dallo smantellamento del Corpo Forestale alla banda del Matese, approfondimenti necessari per contestualizzare questo percorso.

E arriviamo all’ultima parte del Cammino. Antonio giunge in Molise, terra di emigrazione per eccellenza: emigrazione interna ed esterna. Qui, qualcuno è tornato e più di coloro che non sono mai dovuti andare via, sa quanto è importante l’accoglienza. Antonio e Francesca vengono accolti come un tempo venivano accolti i viandanti, i pellegrini che per vari motivi, religiosi o lavorativi, avevano lasciato le proprie case, avventurandosi in luoghi lontani spesso senza avere un soldo in tasca, facendo affidamento sulla generosità e l’ospitalità dei popoli appenninici. La solidarietà dimostrata da queste genti di montagna è un altro tratto comune, come lo sono le faggete e la cultura alimentare legata alla pastorizia e alla coltivazione del castagno. Ma la montagna non è solo un bucolico idillio. La montagna e quindi l’Appennino, soffrono ( e più si scende a sud, maggiore è la sofferenza) per il disinteresse della politica verso le attività economiche locali, come l’agricoltura e la pastorizia. Incontrando le persone, parlando di questa terra, Antonio dà voce a questa silenziosa protesta che non perde mai il carattere dignitoso che è proprio dei suoi abitanti. Ecco allora che i volti delle donne e degli uomini che lottano ogni giorno perché venga riconosciuto il valore del loro lavoro (viticoltori, pastori, boscaioli) divengono delle immagini di resistenza verso le quali è difficile restare indifferenti. Dopo il Sannio, il cammino giunge alla meta: Irpinia, terra di sismi mai dimenticati, di ricostruzioni mai finite e terra di lupi.

Si dice che nel lupo l’uomo veda se stesso. Probabilmente è vero anche il contrario, che lo sguardo profondo del lupo sia fatto per scrutare e leggere le cose più nascoste che sono dentro di noi, così scrive Nazzarena Luchetti, contribuendo alla buona riuscita del libro di Gonnella. I lupi sono un altro elemento unificante degli Appennini e sono il segno di una possibilità di sopravvivenza, perché nell’età della decrescita felice, ciò di cui si deve occupare l’uomo non risponde alla parola “progresso”. Sopravvivenza, umanità, rispetto e solidarietà sono i concetti chiave in un’epoca che non può più aspettare il tempo delle ideologie.

Passaggio a sud è questo tentativo e un atto di amore per il nostro paese.