I POETI EMOZIONALI (seconda parte)

logo peI Poeti Emozionali nascono da un’idea di Domenico Garofalo, affermato poeta torinese, nella notte del 9 giugno 2020. Intorno a questa intuizione si crea da subito un fermento poetico animato da amici scrittori sparsi in tutta Italia. Ciò che accomuna gli appartenenti a questo movimento, è l’amore per la poesia, la consapevolezza della necessità di questa forma d’arte e conseguentemente la volontà di diffonderla in ogni parte della società. I Poeti emozionali credono alla genuinità della parola e all’emozione che essa genera laddove venga condivisa. Si tratta di una corrente ancora nascente ma già carica di ottime potenzialità.

Questo è il link al loro sito: https://www.poetiemozionali.it/i-poeti.php

Il blog Come la pioggia offre uno spazio di conoscenza dei membri fondatori dei Poeti Emozionali.

Ognuno di loro ha risposto ad un questionario circa la loro appartenenza al movimento.

In questa seconda parte presentiamo questi autori: Ketty La Rosa, Michela Zanarella, Vincenzo Mirra e Johanna Finocchiaro.

 

KETTY LA ROSA ( 1973, vive a Verona)

Benvenuta Ketty!93109959_523213041967347_40231100395552768_n

1) Prima di avvicinarti alla poesia emozionale, quale è stato il tuo passato di poeta/poetessa?

Ho sempre sentito la poesia nel mio cuore sin dall’età dell’adolescenza,  per molti anni però è rimasta  poco alimentata e latente a causa di un periodo cupo della mia vita, solo da qualche anno  a questa parte, ho ripreso a coltivare questo mio sentire e ho raccolto le mie poesie prodotte in una silloge che poi è stata pubblicata.

Il primo libro è : “ La Grande Onda.”, un connubio di arte figurativa e letteraria. Da due anni sono pittrice autodidatta. Il titolo del libro è  anche il  titolo del  dipinto da  me prodotto.

2) Come definiresti la tua appartenenza al movimento della “Poesia emozionale”?

Sento in modo forte la mia partecipazione al movimento e di poter dare un contributo variopinto perché  il mio approccio all’arte non è solo letterario  ma anche figurativo. Dipingo le mie emozioni e scrivo con i colori.

3) Quale elemento ti avvicina maggiormente alla poesia emozionale: lo stile, un sentire condiviso o altro?

 Un sentire condiviso, le emozioni che provo nella lettura  e /o declamazioni delle poesie degli amici poeti emozionali

4) Se ti fosse chiesto di descrivere la poesia emozionale con un’immagine, quale sceglieresti?

Il mare, una grande onda, perché la poesia è tale, una grande onda di emozioni che ti invade l’anima.

LA GRANDE ONDA

 

MICHELA ZANARELLA (1980, vive a Roma)

Benvenuta Michela!MichelaZanarella3
 

1) Prima di avvicinarti alla poesia emozionale, quale è stato il tuo passato di poeta/poetessa?

Ho iniziato a scrivere versi dopo essere sopravvissuta ad un tragico incidente stradale. Non avevo mai scritto prima. La poesia è arrivata nella mia vita come un dono e da allora non ho più smesso di amarla. Dai primi concorsi letterari ai primi riconoscimenti, sono seguiti incontri, eventi, tante occasioni di confronto con poeti di ogni luogo. Negli anni ho pubblicato tante raccolte, ‘La filosofia del sole’ edita da Ensemble è la quattordicesima. Ho avuto il piacere di essere tradotta in diverse lingue e di essere pubblicata in edizione inglese negli Stati Uniti con Bordighera Press. Sono sempre stata aperta alla condivisione, mi piace fare rete, creare sinergie e ho deciso di aderire alla corrente dei Poeti Emozionali, perché penso che la poesia sia uno strumento unico e prezioso che deve portare bellezza e armonia nel cosmo.

2) Come definiresti la tua appartenenza al movimento della “Poesia emozionale”?

Una scelta consapevole e desiderata per avviare nuovi contatti, amicizie, collaborazioni. Credo sia necessario crederci fino in fondo nei progetti e sono certa che questa esperienza mi regalerà tanto, perché è un viaggio condiviso con altri poeti, altre voci che imparerò a conoscere.

3) Quale elemento ti avvicina maggiormente alla poesia emozionale: lo stile, un sentire condiviso o altro?

L’amore per la poesia sicuramente, poi un sentire condiviso, certo. Penso che chi abbia scelto di far parte di questa nuova corrente letteraria lo abbia fatto per il grande valore che attribuisce alla scrittura e alle emozioni che le parole generano.

4) Se ti fosse chiesto di descrivere la poesia emozionale con un’immagine, quale sceglieresti?

Una bella domanda. Forse sceglierei il dipinto di Sandro Botticelli “Nascita di Venere”, che rappresenta l’approdo sull’isola di Cipro della dea dell’amore e della bellezza, ecco considero l’emozione una genesi limpida, autentica, pari alla schiuma del mare.

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VINCENZO MIRRA (1973, vive a Pisa)

Benvenuto Vincenzo! FB_IMG_1538207590854

1) Prima di avvicinarti alla poesia emozionale, quale è stato il tuo passato di poeta/poetessa?

«La poesia è un rifugio di attese pronte ad accogliere la luce». Questo è l’incipit con cui ho voluto aprire Sursum corda. Ad Ovest dei versi, 2018, Augh! Edizioni, la mia seconda silloge edita, preceduta dalla pubblicazione di ISOLE, 2016, Augh! Edizioni, e seguita da Moleskine Poesie a matita, Ensemble edizioni, 2019.

Nella mia esperienza compositiva, l’atto della scrittura poetica scaturisce sempre da un’immagine, reale o sognante, e a volte persino visionaria. Ecco, “non c’è una regola precisa”, ma solo un multiforme e variopinto spazio compositivo in cui si libera il mio linguaggio poetico. D’altra parte, come espresso magnificamente da Keats: “Se la poesia non viene naturalmente come le foglie vengono ad un albero, è meglio che non venga per niente.”

2) Come definiresti la tua appartenenza al movimento della “Poesia emozionale”?

Per quanto riguarda la stesura di una poesia, non seguo un vero e proprio processo costruttivo ma mi abbandono alle immagini e lascio che le sensazioni provate le disegnino, sempre più nettamente, in un fluire creativo e lirico naturale. Tutto è sempre legato ad un preciso istante e alle emozioni provate intorno a un momento di stupore. Estremizzando, potrei dire che la poesia nasce da sola e che io divento semplicemente uno strumento per esprimerla attraverso la totale sensibilità ad accogliere quello che viene. Perché prima ancora delle parole, dei versi o della struttura che nella poesia verranno, in me abita una sensibilità emotiva dentro la quale si determina una specie di visione, di intuizione, di percezione espressiva.

Tutto nasce con l’artificio grafico del poeta, il testo scritto appunto, per essere poi destinato ad un logos che rinasce continuamente per dare voce ai sentimenti e alla pura contemplazione della bellezza. Così accade che la poesia si depositi fermandosi in chi legge, in chi accoglie, in chi ne vive, con la propria partecipazione emotiva, l’intensità e il verso (direzione vettoriale, appunto). C’è dunque un’origine del verso, un nucleo creativo primordiale, e poi una geografia della poesia (luoghi reali e spazi interiori in cui i versi prendono forma) e una geometria del verso, persino una fisica del testo scritto ed una chimica delle parole. Io credo che la poesia sia messaggera di se stessa. C’è certamente un momento compositivo che il poeta segue rispettando l’origine e la natura della sua ispirazione, travagliata o serena che sia la sua disposizione dell’animo, ma poi attraverso le emozioni nel passaggio dal testo scritto al testo letto, dal poeta al lettore, la poesia segue la natura dinamica e vettoriale del “verso” e si incammina da sola seguendo la sua vocazione d’eterno e d’infinito.

3) Quale elemento ti avvicina maggiormente alla poesia emozionale: lo stile, un sentire condiviso o altro?

Mi lascio ispirare dalla voce del verbo “sentire”, mi faccio guidare dalle emozioni. E a volte mi capita persino di pensare che quello che ho appena scritto in realtà c’era già e che io non ho fatto altro che andargli incontro, come se tutto, in una scintilla di rivelazione, venisse improvvisamente svelato da una specie di istinto.

4) Se ti fosse chiesto di descrivere la poesia emozionale con un’immagine, quale sceglieresti?

La mia immagine è quella di una bussola di quattro versi cardinali con i quali oriento il mio stare al mondo: da un lato, tra passato e futuro, il parallelo dell’orizzonte temporale delle nostre vite, dall’altro la verticalità esistenziale dell’uomo, ago meridiano tra la sua radice fisica e la naturale propensione metafisica alla quale tendiamo gli occhi.

 

van gogh

 

JOHANNA FINOCCHIARO (1990, vive a Torino)

Benvenuta Johanna! PhotoGrid_1499201036942

1)Prima di avvicinarti alla poesia emozionale, quale è stato il tuo passato di poeta/poetessa?

La poesia è quello che mi viene meglio. La mia naturale espressione. È la libertà di far fluire tutto, bene e male, luce e ombra, senza dover inscatolare o spiegare. Scrivo da sempre; tuttavia, una parte di me ha sempre temuto che la propria produzione non fosse “abbastanza”, sia in termini emozionali sia strutturali. Ho accantonato i miei progetti per anni.  Due anni fa qualcosa cambia. Inaspettatamente. Il Servizio Civile, amplificato dall’opportunità di essersi potuto svolgere in una meravigliosa biblioteca, quella di Vinovo, ha schiuso con forza una porta che avevo accostato ma non del tutto. Direi che l’ha proprio spalancata!

Aver respirato cultura, sperimentato come faccia da collante nella comunità e tra singoli, spesso sconosciuti, come possa ricoprire il ruolo di “tutore”, ha riaperto in me il desiderio di condividere, conversare, rischiare, provare.

Ed eccomi qui, dopo aver pubblicato una silloge corale, un e-book, qualche riconoscimento nazionale ed un libro in uscita per settembre, “Clic”.

2) Come definiresti la tua appartenenza al movimento della “Poesia emozionale”?

Spontanea. Semplice. Complice.

Tutto è avvenuto naturalmente, come fosse la normale conseguenza del mio percorso. So di aver trovato un gruppo di artisti, poeti ed esseri umani vicini al mio spirito.  Non si può ignorare “il richiamo della poesia”

Un grazie speciale a Domenico Garofalo per averlo capito prima di tutti noi.


3) Quale elemento ti avvicina maggiormente alla poesia emozionale: lo stile, un sentire condiviso o altro?

Così come la mente è priva di confini, la lettura non va “guidata”. Il lettore solo può guardare e sentire (più che capire) quello che gli arriva, forse qualcosa di completamente diverso dall’intenzione di partenza dell’autore. È uno spazio franco in cui s’incontrano tutti i colori del mondo. È una terra in cui non è richiesto di restare né di andare. Una specie di porto che lancia a nuovi orizzonti. La poesia è il viaggio più autentico. Credo sia questo concetto, nel quale credo fermamente, ad avermi attirato, proprio perché ritrovato tra i poeti emozionali.


4) Se ti fosse chiesto di descrivere la poesia emozionale con un’immagine, quale sceglieresti?

La descriverei con la copertina del mio nuovo libro: elettricità, risveglio, idee, luce.

Ancora grazie ad un’amica e disegnatrice speciale, Federica Obinu, per averle dato forma.

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