Wilderness e vita

l. weller Wildernessdi Chiara  Rantini

Lance Weller, Wilderness, Keller editore, Rovereto (TN), 2016

Abel Truman è un uomo anziano, reduce dalla battaglia della Wilderness che contrappose gli stati del Sud contro quelli del Nord nella guerra di secessione americana. Vive in completa solitudine sulla costa settentrionale del Pacifico in una baracca di legno insieme ad un cane che si è smarrito nella foresta. La sua esistenza precaria fatta di amari ricordi e di persone perdute nell’orrore della guerra viene sconvolta dall’incontro con due avventurieri che, nella notte, gli rubano il suo fedele compagno di vita. Abel, disperato, si mette sulle loro tracce inoltrandosi nella foresta verso le alte montagne. Più volte aggredito e quasi sul punto di morire, viene soccorso da una coppia che vive isolata nel bosco per difendersi dalle offese del razzismo. Nella loro casa, Abel ritrova il proprio cane anche lui salvato dalla stessa coppia di sposi. Abel potrebbe mettere fine alla sua vita errabonda e trascorrere la vecchiaia in pace ma non prima di aver portato a compimento un’importante missione. L’inverno che sta arrivando lo avvolgerà tra le sue mortifere braccia sulle montagne della catena del Pacifico.

Questo romanzo, dal sapore di un’epopea, col suo ritmo lento e le lunghe descrizioni della selvaggia natura del continente americano, non segue una scansione temporale cronologica, ma alterna il racconto del presente con quello del passato. Ciò che colpisce il lettore è la sapiente caratterizzazione dei personaggi, la loro carica emotiva e la loro capacità di essere talvolta compassionevoli, talvolta crudeli. Su tutti aleggia lo spettro della guerra, la sua incredibile devastazione, la sua potenza che ha degli effetti disumanizzanti sull’intera popolazione. Conseguentemente, l’essenza della wilderness che dà il titolo al libro non è tanto l’ambiente naturale che fa da scenografia alla storia quanto la vita stessa degli uomini e delle donne. La guerra ha azzerato ogni comportamento civile facendo regredire l’uomo ad uno stato primitivo in cui sono gli istinti, nel bene e nel male, a prevalere. Ci sono personaggi come Hypatia, Ellen, Glenn e Oyster Tom che, in quanto privi di potere perché non appartenenti alla razza bianca o semplicemente perché donne, trasformano l’odio e le violenze subite in una straordinaria capacità di provare compassione per il genere umano, indifferentemente dal colore della pelle o dalla fedeltà ad una ideologia. Ci sono altri come Abel stesso che tentano di cancellare il marchio che la guerra ha lasciato nelle loro anime, oltre che sui loro corpi, senza tuttavia riuscire a liberarsene definitivamente se non di fronte alla fragilità di un vecchio cane malato o di una bambina a cui hanno barbaramente ucciso i genitori. Infine appaiono anche personaggi assolutamente negativi, come i due avventurieri responsabili del furto del cane e di altri terribili misfatti, che incarnano l’essenza della crudeltà e l’assurdità della violenza. Ma il male, così sembra dirci lo scrittore americano, dopo aver colpito vittime innocenti, si rivolge contro chi lo ha fatto come in una sorta di resa finale dei conti. La bambina salvata da Abel e da Glenn diviene perciò l’emblema della vittoria della vita sulla morte, della possibilità della rinascita del mondo dalle ceneri lasciate dalla furia dell’umanità. Le ultime pagine del libro rappresentano quindi un messaggio di speranza che Weller ha voluto dare ai lettori come risposta alle barbarie della guerra e che noi accogliamo con profonda gioia. Buona lettura!

 

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